La manovra di ferragosto và cambiata radicalmente per semplici ragioni di equità e di ragionevolezza sociale oltre che per credibilità economico-finanziaria. Bisogna intervenire sulle grandi ricchezze e sulla speculazione finanziaria e porsi l’obiettivo di una lotta senza quartiere per sconfiggere la piaga dell’evasione e dell’erosione fiscale per incamerare e mettere a disposizione risorse per lo sviluppo e la buona occupazione. E’ indispensabile darsi obiettivi ambiziosi per delineare uno stato sociale che concretizzi i valori identitari della Carta costituzionale al fine di determinare risposte nuove ai bisogni vecchi e nuovi ad una popolazione che grazie alle conquiste sociali vive di più e che al contempo non vede garantito un futuro alle giovani generazioni.
Le Istituzioni e la Politica devono riconquistare il cuore dei cittadini con interventi che cancellino i privilegi di casta non solo riducendo il numero dei posti, ma soprattutto facendo diventare “normale” chi oggi è, oggettivamente, su un piano troppo diverso dai cittadini in termini di doveri e di benefici. Il costo di un’orata nei ristoranti “parlamentari” pari a quello di un panino al bar fa pensare più alla vita che a suo tempo si conduceva nella Reggia di Caserta rispetto all’Italia liberata e riconquistata alla Repubblica democratica. C’è del lavoro da fare dunque. Molto lavoro ed altrettanta decisione e coerenza.
Ci sarebbe bisogno di una classe dirigente che si mettesse a disposizione del paese ed operasse per il bene comune. Non è vero che siamo un popolo perso, ma è vero che siamo un popolo stanco, disilluso, che vive nel ricordo dei passaggi storici che ci hanno reso importanti nel mondo, ma che oggi sente il peso enorme della potenza altrui e della nostra fragilità. Bisogna reagire: con lucidità e tenacia riconquistando il terreno perduto chiamando a raccolta la parte migliore chiedendo uno sforzo straordinario di mobilitazione per cambiare il corso delle cose.
Una sorta di fantasma presiede il governo e troppi asini che sostengono o rappresentano questo esecutivo pensano di essere purosangue. Se ne dicono tra loro di tutti i colori e con una certa frequenza si mandano a quel paese con un linguaggio spesso imbarazzante per le responsabilità rivestite. L’Italia deve liberarsi da questo gioco mortale. Bisogna cambiare decisamente pagina. E noi dobbiamo essere i protagonisti del cambiamento. Noi intendo il mondo del lavoro: quello privato e quello pubblico in un rinnovato patto di iniziativa generale che sappia indicare un obiettivo unificante.
Noi dei servizi pubblici abbiamo il dovere di fare fino in fondo la nostra parte spiegando che cosa significa riformare e far funzionare il sistema che garantisce i diritti universali. Valorizzare chi lavora per i cittadini e per il bene comune significa creare i presupposti per una organizzazione efficiente, non burocratica; disponibile non corporativa. Che è l’esatto contrario di quanto proposto dai “purosangue” Brunetta e Sacconi. Sappiamo che tante cose non vanno e che i cittadini non sempre sono soddisfatti delle risposte che ricevono. E noi siamo i primi a subire i costi di tutto questo. Il punto è che quanto si sta decidendo peggiorerà la situazione in modo drammatico e ciò che dovrebbe essere garantito e migliorato rischia di essere cancellato.
Ci batteremo per togliere le norme più odiose del Decreto legge e per cambiarne il segno di classe che lo caratterizza non dando respiro a Camera e Senato per tutto il tempo della discussione parlamentare. Ma la nostra dovrà essere anche una mobilitazione che deve riguardare tutti i posti di lavoro. Spiegando il contenuto del Decreto legge ed indicando le proposte alternative.
Sapremo fare in fondo il nostro dovere. Insieme daremo un futuro migliore all’Italia.
Lorenzo Mazzoli
Segretario Generale FP CGIL Roma e Lazio




