La Ricerca e Sviluppo a Genova
Finmeccanica è tra le realtà industriali italiane che più investono in tecnologia in Italia:54.000 dipendenti in Italia, 14.000 all’estero. 5.000 di questi lavoratori operano a Genova alle dipendenze di Ansaldo Energia, Selex-Elsag, Selex Sistemi Integrati, aziende leader nei propri mercati di riferimento. Oltre un terzo degli addetti presenti a Genova opera nei laboratori di Ricerca e Sviluppo (l’investimento complessivo nazionale è di oltre il 16% del fatturato, 1.700 milioni di euro complessivi).
Lo sviluppo tecnologico è essenzialmente nei settori dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza, Trasporti ed Energia. La ricerca “di Base” ha un carattere altamente strategico e un orizzonte temporale lungo e per sua natura richiede impegni di personale e strutture altamente qualificate.
Le attività presenti a Genova sono principalmente:
- il segmento dell’Elettronica per la Difesa, con lo sviluppo dei sistemi per la difesa elettromagnetica contro i radar e i missili e lo studio per l’autoprotezione nel campo radar,
- le Comunicazioni, con particolare riferimento alle reti di comunicazione sicure, tattiche e strategiche; si studiano le future reti di comunicazioni, si evolve il sistema criptato di comunicazione per le polizie Tetra,è in elaborazione il sistema di lettura targhe già sperimentato da varie polizie americane,
- l’Energia: con Ansaldo ha nel corso degli anni, grazie all’attività di ricerca, acquisito una indipendenza tecnologica impensabile negli anni passati. L’azienda genovese è proprietaria di un brevetto sulle turbine a gas datato 1913; negli ultimi tre anni sono stati messi a punto oltre cento nuovi brevetti, 26 dei quali già utilizzati all’interno dell’azienda nella produzione corrente. Attiva inoltre nello studio sul nucleare e su nuove forme di energia pulita da celle combustibili.
- I trasporti: le aziende presenti sono leader mondiali nel segmento del segnalamento, dove il fattore critico del successo è rappresentato dalla tecnologia e dalla sua continua evoluzione.
A Genova ha sede il più importante centro di Ricerca e Sviluppo d’Europa di Siemens per lo sviluppo di specifiche applicazioni IT (Information Technology) basate su sistemi MES (Manufacturing Execution System) cioè software per la gestione intelligente degli impianti di automazione.
ESAOTE è l’unica azienda italiana presente nel mercato della diagnostica strumentale, ha conseguito brevetti e importanti traguardi tecnologici sui sistemi ecografici cardiovascolari, ha sviluppato uno dei primi ultrasuoni in grado di svolgere studi avanzati di ecocontrasto e uno dei primi sistemi a risonanza magnetica sulle articolazioni. Nel 2007 Esaote ha investito in R&S 23,8 milioni di Euro pari all’ 8,5%. CETENA – Centro per gli Studi di Tecnica Navale è una società del Gruppo FINCANTIERI e si occupa di ricerca in campo navale e marittimo. L’azienda sviluppa attività di ricerca principalmente su: Idrodinamica, Strutture e materiali, Vulnerabilità della nave, Rumori e Vibrazioni, Ambiente ed Inquinamento.
Piaggio è un’industria aeronautica leader nel mercato internazionale, Piaggio Aero Industries S.p.A. è l’unica al mondo attiva sia nella progettazione e manutenzione di velivoli completi che nella costruzione di motori aeronautici e componenti strutturali; la costruzione dei motori aeronautici comincia nel 1915, quella degli aerei nel 1925.
Le soluzioni innovative dei due ingegneri Giovanni Pegna e Giuseppe Gabrielli saranno fondamentali per lo sviluppo del settore aeronautico dell’azienda. Il risultato è il primo elicottero, realizzato secondo standard e con prestazioni molto avanzate per il tempo, il primo aeromobile a ala rotante che apre i cieli allo sviluppo dei moderni elicotteri. L’azienda ha avviato nel 2007 un investimento di 900 milioni di dollari per sviluppare il nuovo velivolo, 600 milioni per la fase di sviluppo e 300 milioni per l’industrializzazione.
Tutto questo perchè, cosa c’entra con le prospettive della nostra industria ?
Ogni anno il World Economic Forum stila un rapporto sulla situazione competitiva mondiale. Nella classifica mondiale dell’anno 2010 l’Italia risulta essere al 48° posto.
L’indice principale del rapporto (è il Growth Competitiveness Index, GCI, che) misura il potenziale di crescita delle nazioni, mentre un’ altro indice (il Business Competitiveness Index-BCI) misura l’attuale performance produttiva delle imprese.
I risultati del report sono stati ottenuti mediante la combinazione di dati macroeconomici pubblici e la rilevazione delle percezioni e delle opinioni di manager e imprenditori, alla quale hanno partecipato 8.729 operatori di tutto il mondo. I 104 paesi considerati rappresentano il 97,8% del prodotto interno lordo mondiale.
La Finlandia si conferma l’economia più competitiva del mondo, restando al vertice della classifica gli Stati Uniti rimangono in seconda posizione; seguono Svezia, Taiwan, Danimarca e Norvegia; l’Italia perde competitività e scivola dal 41° posto del 2003 al 48°del 2010. Tutti i paesi nordici occupano una buona posizione nella classifica caratterizzati, in generale, da: una eccellente gestione macroeconomica, da bassi livelli di corruzione e da settori privati all’avanguardia dell’innovazione tecnologica. Gli elementi generalmente considerati critici per la crescita economica di un paese sono: ambiente macroeconomico, istituzioni pubbliche e tecnologia costituiscono i tre indici principali in negativo.
Cosa determina, inoltre, il deteriorarsi della competitività?
Senza una coordinata e strategica politica economica il declino del Made in Italy sembra lento ma inesorabile. Per un’ economia che fino ad un decennio fa era regolata e statalista ora invece sembra tutto essere in mano alle singole imprese…
Il peggioramento italiano è legato soprattutto alle seguenti aree: limitata capacità di innovazione, scarsa collaborazione nell’ambito della ricerca tra le università e l’industria, insufficiente investimento in ricerca e sviluppo e inadeguata disponibilità di venture capital. Naturalmente non c’e’ in genere una causa unica per il peggioramento o miglioramento della competitività.
E’ il buon funzionamento complessivo di una economia nazionale a rendere un sistema produttivo più competitivo rispetto ad un altro. Nei primi posti della classifica troviamo paesi nordici come la Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, dove certamente il costo del lavoro e’ elevato ed il livello di tassazione e’ tra i più alti del mondo, ma che investono in maniera rilevante in tecnologia ed istruzione, hanno bassi livelli di corruzione e criminalità, un apparato statale efficiente, coordinato e organizzato, che evita uno spreco di risorse. Lo stato della finanza pubblica e’ dignitoso e soprattutto segue una strategia di lungo termine di risanamento, investimento ed innovazione.
Questo in termini nazionali, per le regioni….
L’UE STILA LA CLASSIFICA DELLA COMPETITIVITÀ’ DELLE REGIONI EUROPEE:
(September 27th, 2010)
La ricerca della commissione europea, ha stilato una graduatoria sulla competitività delle regioni europee. L’indice RCI è stato calcolato seguendo la stessa metodologia utilizzata per il calcolo dell’indice di competitività tra paesi del World Economic Forum. Nello specifico sono stati utilizzati i dati più recenti disponibili (2007-2009), facenti riferimento a diversi indicatori di tre categorie:
- la prima categoria comprende la qualità delle istituzioni, la stabilità macroeconomica, le infrastrutture, la sanità e l’istruzione primaria,
- la seconda categoria è relativa al funzionamento del mercato del lavoro, alle dimensioni del mercato, all’istruzione superiore ed ai livelli di innovazione;
- la terza categoria comprende i brevetti e la capacità tecnologica delle imprese.
Sul podio della graduatoria si sono collocate Utrecht (Olanda), Hovedstaden (Danimarca) e Noord-Holland (Olanda), mentre le regioni italiane non hanno brillato particolarmente. Nella metà alta della classifica, infatti, si collocano solo tre regioni italiane, la prima delle quali, la Lombardia, si colloca appena al 95° posto.
La graduatoria delle regioni italiane prosegue con l’Emilia Romagna (121° posto) il Lazio (133° posto), il Veneto (146° posto), il Piemonte (149° posto), la Toscana (155°posto), e la Liguria (170°posto). Nelle ultime posizioni della graduatoria italiana si registrano solamente regioni del Sud ed isole, con la Basilicata, fanalino di coda al 235° posto, seguita da Sardegna (234° posto), Molise (225° posto), Calabria (222° posto) e Sicilia (213° posto).
L’Italia non può vantare posizioni di prestigio per quanto riguarda la qualità delle istituzioni; il nostro paese si colloca, infatti, nella categoria più bassa per questo parametro, assieme a Bulgaria, Romania e Grecia.
Decisamente negativo anche il giudizio per la categoria “infrastrutture”, che vede la prima regione italiana, il Piemonte, collocarsi appena al 73° posto.
Il problema che tutti noi abbiamo è come convincere le aziende ad investire per consolidarsi in questo territorio e come attrarre nuove aziende.
Un’azienda che vuole investire in Liguria naturalmente prima di prendere questa decisione compara i rischi, le debolezze ed i vantaggi di questo investimento con quello in altri Regioni o Paesi esteri.
Si riesce a competere bene solo dove c’e’ un vantaggio di innovazione e tecnologia (in quanto piu’ raramente vi e’ la presenza di una lavorazione o di un prodotto dalle caratteristiche irripetibili) ed è in questi settori che aumenta l’occupazione anche nei periodi di crisi.
Non puntare mai su un solo elemento competitivo, perchè gli investimenti sono il risultato di decisioni che considerano l’insieme dei rischi, delle opportunità e dei vantaggi. La situazione e molto articolata ma il problema della competitività si sente di più se già la situazione interna non e’ delle migliori. Ci vogliono misure radicali perchè di una rivoluzione economica ha bisogno il nostro paese. E la vera Rivoluzione sarebbe predisporre delle Politiche Industriali che questo Paese non ha, ripristinare leggi e finanziamenti alle imprese sull’innovazione, detassare chi reinveste gli utili in ricerca e formazione, ridurre il peso fiscale a chi utilizza contratti di lavoro stabili.
Occorre tuttavia che le istituzioni perseguano obiettivi condivisi, le liti sulle responsabilità della programmazione del territorio non aiutano, i tempi dell’economia sono diversi da quelli della politica. Abbiamo temi aperti che se non affrontati e risolti velocemente rischiano di metterci fuori gioco, dal Cantiere di Sestri, al 6° bacino per le riparazioni navali, o l’allargamento dello stabilimento della Piaggio, e credo sia arrivato il tempo per riconoscere che l’intervento agli Erzelli si realizzi velocemente, per il futuro della città.
Erzelli è appunto un esempio positivo: l’insediamento in un’unica sede idonea e dedicata ad aziende High-Tech e all’università di Ingegneria consente di creare di fatto un grande laboratorio per lo sviluppo tecnologico e la ricerca.
Il “Technology Village” sarà il primo prototipo di comunità tecnologica, saranno condivise non solo le reti di trasmissione dati ma anche le risorse di calcolo e di informazione.
Il T.V. dovrà diventare un polo di attrazione “culturale” su scienza, tecnologia e società, nonche centro di un’intensa attività di formazione e divulgazione sulle nuove tecnologie, integrato in maniera coerente con manifestazioni di prestigio internazionale.
Genova ha sempre guardato avanti. Per queste ragioni oggi paghiamo meno la crisi, ma non è sufficiente: dobbiamo continuare con la politica del fare, e della qualità del nostro produrre, solo così potremmo dare una prospettiva fatta di lavoro e di lavoro di qualità alle nuove generazioni.
Sviluppare un processo articolato di innovazione tecnologica e ricerca applicata, che renda competitivo sul mercato internazionale il tessuto industriale della nostra città è prioritario per il sistema delle imprese, ed è necessario per poter potenziare e sviluppare la competitività della città in una logica di sistema.
La presenza oramai consolidata di attività industriali nella nautica (il Cantiere), nell’energia (Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Ansaldo Fuel Cells,) nei trasporti (Ansaldo Segnalamento oggi STS ) nelle telecomunicazioni (Selex Comms, Ericsson ) rende auspicabile , ai fini della realizzazione di processi di innovazione dei prodotti, la creazione di sinergie, tra queste aziende con le strutture che sviluppano attività di ricerca applicata e di trasferimento tecnologico.
A questo proposito, l’Università, in collaborazione con le imprese, può dare il proprio contributo nel trasferimento delle conoscenze innovative finalizzate:
a) alla risoluzione di problematiche tecniche a tutti i livelli di complessità con rigore metodologico e scientifico;
b) a formare le figure professionali del futuro mercato di riferimento,
c) a diventare polo di ricerca d’eccellenza.
Spesso la mancata collaborazione tra il mondo imprenditoriale e la ricerca pubblica è dovuta a carenze di informazione e conoscenza in merito alle competenze presenti in ambiente universitario e/o nelle società che operano nella ricerca (IIT;CNR,INFM ecc.) e alle esigenze del mondo produttivo. Occorre creare i presupposti per la crescita e la competitività sul mercato delle aziende attraverso l’integrazione tra le esigenze innovative delle stesse e l’offerta di conoscenze tecnologiche provenienti dai centri di eccellenza e dal sistema della ricerca.
Valorizzare i saperi nati e sviluppati all’interno delle aule e dei laboratori dell’ateneo a partire dalle connessioni con le esigenze produttive delle aziende locali e da un dialogo incessante con il mondo esterno attraverso intese pubbliche e non legati ad episodi o a rapporti personali.
I risultati delle ricerche scientifiche, progetti, brevetti, proposte di innovazione tecnologica sono il patrimonio che l’università deve mettere a disposizione della crescita della città.
Affiancare, non solo nell’università ma anche nei nuovi centri di ricerca che si stanno creando, alla ricerca di base, una ricerca applicata finalizzata alla valorizzazione e sfruttamento delle conoscenze tecniche e scientifiche. La formazione continua è necessaria, anche con il contributo dell’Università, per mantenere alta la qualità dei punti di eccellenza individuati.
Genova non può mancare gli appuntamenti (Lisbona) pena la decadenza: per raggiungere quegli obiettivi e indispensabile avvicinare il mondo della ricerca al mondo industriale, cercando di gettare le basi per accordi e programmi di sviluppo congiunto, ad es. Finmeccanica- Università di Genova- Comune. La competitività delle nostre aziende si misura con la qualità dei prodotti nuovi o migliorando quelli esistenti, questi sono vantaggi di cui ne traggono i benefici non solo le imprese coinvolte, ma anche la collettività locale nel suo complesso.
Antonio Caminito




