Abbiamo ricevuto una lettera interessante sul tema della riforma delle pensioni.
Dopo aver richiesto il permesso all’autore, la pubblichiamo molto volentieri.
Sono molto disgustato dal sentir dire da autorevoli giornalisti, economisti, professori, politici, imprenditori e altri professionisti dirigenti o alti manager, che io sarei un privilegiato perché potrei andare in pensione (tra 5 anni) con 58 anni di età e 40 di contributi versati e questo sarebbe un privilegio da eliminare, come se fosse a causa mia e di altri nella mia situazione se l’Italia ha un debito pubblico enorme, è compresso dalla crisi economica e non cresce, anziché dei politici, degli enti locali che non pagano i debiti alle imprese, degli imprenditori, degli speculatori e faccendieri e degli evasori.
A parte il fatto che è demagogico continuare a parlare dei 40 anni contributivi perché di fatto ne occorrono almeno 41 anni e 1 mese.
Secondo quelle persone, Monti e Scalfari in primis, io mi dovrei vergognare di andare in pensione dopo aver lavorato oltre 41 anni in un’azienda chimica, una carrozzeria, in calzaturificio, azienda tessile, sui ponteggi nell’edilizia, industria meccanica o altro in condizioni di lavoro che mi hanno stancato fisicamente e con temperature di 15° d’inverno se lavoro dentro ad un capannone e sottozero se lavoro all’aperto e 30°-35°in estate, il tutto per una pensione di 1100-1300 euro mensili netti.
Io invece credo si debbano vergognare tutte quelle persone di cui sopra, che parlano senza sapere cosa significhi lavorare tanti anni sfruttando il proprio fisico (forse hanno lavorato qualche mese come operai nei periodi estivi della loro giovinezza o prima di diventare giornalisti, capo redattori, manager, ma una cosa è farlo a 20-25 anni per breve periodo, altra cosa è farlo per sempre con gli anni che avanzano) e che si stancano fisicamente solo quando vanno in palestra ed usano i pesi per poi andare in pensione a 67 anni di età con 35 anni di contributi e pensioni nette di 4000-6000-8000 euro al mese.
Altra cosa stupida, della quale parlano per avvalorare la loro tesi, è l’aspettativa di vita di oltre 79 anni per l’uomo; stupida perché si continua a fare la media di peso tra una ciliegia ed un’anguria, dove la ciliegia sono appunto gli operai sfatti e distrutti fisicamente dopo una vita di lavoro e che muoiono spesso presto per malattie professionali lavorando in luoghi poco salubri e che comunque passano molto spesso gli ultimi anni di vita in condizioni di salute precarie. Personalmente ho conosciuto pochissimi operai che hanno raggiunto 80 anni (mio padre è mancato a 73 anni, mio zio a 71, mio cognato a 65) mentre l’anguria come Napolitano, Andreotti, Scalfari e tutti coloro che vorrebbero farmi lavorare almeno 50 anni se la godono con stipendi e pensioni da favola, superando tranquillamente i 90 anni.
A questo punto chiedo all’INPS o all’ISTAT di calcolare esattamente l’età media di vita dei lavoratori dipendenti che hanno svolto mansioni da operaio, poi per i lavoratori dipendenti che hanno svolto mansioni impiegatizie o nei servizi, scuole, ospedali, poi per tutti i lavoratori dipendenti che non rientrano nei primi due casi ed i lavoratori autonomi di qualunque genere.
Infine aggiungo che tutti coloro che mi additano quale colpevole per benefici che mandano a rotoli l’Italia lo fanno perché Loro non vengono comunque minimamente toccati da una eventuale modifica dell’età pensionabile e molto spesso fanno un lavoro che gli piace moltissimo e che li porta a viaggiare, li porta a contatto con altre persone colte ed interessanti con le quali scambiare idee; studiano o hanno il tempo di leggere molto, si confrontano con giovani e con persone importanti, occupano ruoli di rilievo e guadagnano molto per cui continuano a lavorare volentieri anche dopo aver maturato i requisiti per la pensione.
Ora faccio io una proposta demagogica che non mi tocca assolutamente: facciamo una legge che stabilisca che la pensione massima percepibile da un cittadino italiano, qualunque sia stato il suo servizio (dal politico con 5 o più cariche alla donna che pulisce le stanze degli hotel) e qualunque sia stato il suo stipendio, sia di 2000 euro netti al mese: così l’INPS risparmierà tanti, tanti, tanti soldi ed io potrò andare in pensione con 41 anni e 1 mese di lavoro.
Lettera firmata




