Una sfida per Genova

di Stefano Quaranta*

 

Spesso accade che in presenza di un risultato clamoroso ed inaspettato, come la vittoria di Doria alle primarie, la polemica politica prenda il sopravvento sull’analisi di ciò che è successo.

Credo ci si debba chiedere innanzi tutto perché nessuno o quasi nel mondo dell’informazione e della politica – e cioè coloro che maggiormente dovrebbero avere antenne sensibili a cosa si muove nella società – avesse previsto l’affermazione di Doria.

Ritengo che una delle ragioni sia che informazione e mondo politico tendano in gran parte a muoversi in un microcosmo di relazioni consolidate che talvolta sono distanti e poco rappresentative di ciò che si muove nella società e che per questa ragione si confonda spesso l’antipolitica con la distanza dei cittadini da questo ambito ristretto, sempre più autoreferenziale.

Naturalmente le primarie di Genova andranno studiate con cura, ma alcuni spunti mi paiono emergere con chiarezza a partire da una specificità: a differenza di Cagliari e Milano dove i candidati appoggiati da Sel vengono considerati più credibili per riconquistare città di centrodestra, a Genova Doria viene scelto per rinnovare la classe dirigente di centrosinistra.

Le ragioni che si intrecciano credo siano di carattere nazionale e locale ma hanno molto a che fare più in generale con la crisi della politica e delle sue forme organizzate.

Quando scrissi sul Secolo XIX nel giugno dello scorso anno che le vittorie di Zedda e Pisapia imponevano un percorso partecipato anche a Genova non si parlava ancora di primarie e forse non tutti avevano colto che una fase politica stava finendo e che anche il centrosinistra doveva fare i conti con il protagonismo dell’opinione pubblica.

Allora vorrei provare ad entrare nel merito e suggerire alcuni temi, partendo da quello spinoso della “casta”: si tende giustamente ad affrontare la questione ponendo l’accento sui privilegi ed i guadagni ingenti di chi copre cariche pubbliche… io penso che altrettanto rilevante per i cittadini sia l’idea che chi fa politica viva in un mondo diverso e distante e che la non conoscenza reale dei loro problemi porti all’incapacità ed alla non volontà di risolverli; c’è, io credo, il tema della “distanza” e della capacità della politica di essere “utile”.

La campagna di Marco Doria, poco monitorata anche dai media, più attenti comprensibilmente ai grandi eventi, si è svolta fra i cittadini in un susseguirsi di incontri di ascolto e confronto, senza la pretesa di avere una risposta immediata a tutto ma favorendo il protagonismo delle tante competenze e conoscenze messe a disposizione e spesso mai raccolte da alcuno.

Un secondo tema è la partecipazione dei giovani e delle donne, attenti al pragmatismo ed al buon senso del professore mai però slegato da quella che Vendola definirebbe “la narrazione”, e cioè il fatto che la politica è saper inserire il problema del quartiere in un progetto, in una visione del mondo, in una idea di società alla base della quale vi sono valori, questi sì chiari e non negoziabili.

Marco Doria, la sua storia personale e familiare sono in questo caso emblematici.

Per Genova può trattarsi di un laboratorio importante e di una grande occasione, per farcela abbiamo bisogno di tutte le energie migliori e di tutti i partiti di centrosinistra a partire da Pd e Idv con i quali ci lega anche la sfida per un’Italia migliore.

Ritorno alle primarie e concludo: grazie alle centinaia di volontari, la maggior parte del Pd, che hanno reso possibile un grande fatto democratico di cui Genova avrà grande giovamento e di cui è bene essere orgogliosi.

 

*segretario regionale Sel

-->