Alla fine della giornata l’assessore Giovanni Battista Pittaluga ha un sorriso stampato sulla bocca, anche se appena accennato. Ma è già molto, sul volto di un politico avvezzo a un fatalismo dalle venature lugubri e a frasi del tipo: «Le inchieste sono come la morte, prima o poi arrivano».
La carta, quel pezzo di carta che la guardia di Finanza cercava, sicura di trovare nei suoi uffici, non è saltato fuori e lui chiosa: «Non potevano trovarlo, non è mai esistito». Anche la procura di Milano, che ha inviato le macchine delle Fiamme Gialle fuori dalla Regione (e una è stata pure multata dalla polizia Municipale), era convinta di mettere le mani su quel documento. Invece niente.
Ma è un niente che non significa missione fallita. Anzi: è l’avvio di un nuovo giallo, di un mistero che ammanta la maxi inchiesta milanese sui fondi a rischio, sui titoli spazzatura rifilati agli enti pubblici italiani.
Nel mirino questa volta c’è Banca Nomura International. E c’è una serie di operazioni spericolate tra Grecia e Polonia, realizzate dai super-manager: rendite record, ma con rischi altissimi.
Tutto garantito dalla Regione Liguria, che si prendeva i rischi dell’operazione, lasciando i profitti nelle tasche degli intraprendenti funzionari della banca d’affari giapponese. Così, almeno, funzionavano le cose secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo.
Invece non è andata così, dice ora l’assessore regionale alle Finanze, il professor Giovanni Battista Pittaluga: «Nessuno ha mai autorizzato Nomura a condurre operazioni di quel genere». Ovvia deduzione? Se qualcuno ha mostrato in giro un documento di quel genere, sicuramente è un tarocco. «Oppure – insiste – Pittaluga c’è stata una connivenza da parte di qualcuno all’interno degli uffici regionali». Nell’uno e nell’altro caso, incalza,«saremmo stati noi i truffati».
Certo, non è una situazione semplice, quella vissuta ieri dall’assessore. Da quando i finanzieri in borghese penetrano nei suoi uffici, alle dieci del mattino, all’ora in cui affrontano di nuovo la “bussola” dell’ingresso, che fa tanto Grand Hotel, per tornare a Milano, passano più di otto ore.
Le illazioni si sprecano, e Pittaluga rimane tra l’incudine e il martello: c’è chi dice indagato, c’è chi dice imbrogliato, e nessuna delle due alternative può fare piacere al “dottor Sottile” della finanza regionale.
Alla fine le Fiamme Gialle se ne vanno che è già buio e lui accoglie tutti nella sala della Giunta. Indagato proprio no, spiega con un certo sussiego. «Al limite, potremmo noi, Regione Liguria, essere vittime di una truffa».
Per capire se il raggiro c’è stato, la Finanza ha spulciato tutte le carte. In mano aveva un mandato secco: o quei fogli saltano fuori, oppure si passa all’immediata perquisizione degli uffici di Pittaluga e della sua segreteria. Scartabellano, i finanzieri, in tutti i fascicoli dell’affaire Nomura. Quelli di carta e quelli telematici.
Alla fine se ne vanno con un faldone zeppo di carte. Ma i fogli del mistero, quelli proprio non saltano fuori. Quei fogli su cui si gioca tutta l’inchiesta:oqualcunolihafattisparire (come un po’ sospetta la Procura di Milano), o qualcuno, in Regione, ha fatto il furbo. O, ancora, qualcuno di Nomura è andato in giro per Paesi a rischio a rastrellare soldi, millantando un credito, la “garanzia” della Regione Liguria, che in realtà non è mai esistito.


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