Dopo esperti, giuristi, monsignori e politici arriverà il momento in cui ci potremo esprimere anche noi?
In questi giorni si è riacceso il dibattito sulla pillola abortiva RU486.
Pillola ampiamente accettata in tutta Europa e passata al vaglio dell’Agenzia Italiana del Farmaco per l’approvazione già a fine settembre 2009.
Ad oggi la RU486 in Italia potrebbe essere commercializzata a metà marzo ma ancora nulla di certo è stato definito sul suo utilizzo.
Intanto nel nostro Paese le donne che si trovano a fare la dolorosa scelta di interrompere una gravidanza, devono seguitare a sottoporsi a intervento chirurgico con tutti gli stress fisici e psicologici che questo comporta quando potrebbero essere aiutate nel rendere il tutto un po’ meno traumatico (a questo si deve aggiungere anche il disagio che si può creare quando all’interno della struttura sanitaria la paziente si trova a relazionarsi con un medico obiettore).
Il Ministro della Salute Ferruccio Fazio ha recentemente ufficializzato la volontà di inoltrare una richiesta di parere sulla pillola abortiva al Consiglio superiore della Sanità.
Quindi, se anche questo ennesimo parere da parte degli esperti risultasse favorevole, si potrà finalmente scegliere per un’interruzione meno scioccante e gravosa?
No.
Prima bisognerà, come ha suggerito monsignor Rino Fisichella, capellano di Montecitorio, al Ministro Fazio, definire una regolamentazione nazionale in materia di distribuzione e somministrazione della pillola abortiva.
Infatti, secondo il Ministro, questa è un’esigenza sentita anche dalle diverse Regioni.
Purtroppo, ad oggi, solo sei di queste si sono espresse a favore della sua eventuale somministrazione e ognuna con una proposta diversa.
L’indicazione di Lombardia, Toscana e Veneto è quella di un ricovero ordinario (normalmente 3 giorni); per Piemonte, Emilia Romagna e la provincia autonoma di Trento si tratterebbe di un day-hospital con la possibilità di monitorare la paziente anche fuori dall’ospedale.
E la Liguria? L’attuale giunta Burlando non si è ancora espressa su quale sarà il metodo adottato per la somministrazione della RU486.
Indipendentemente dal dibattito sull’autonomia e le competenze delle Regioni, la questione della RU486 dovrebbe essere affrontata a partire dalla donna nel pieno rispetto e comprensione delle sue scelte a tutela della sua salute ed emotività.
Questo deve prevedere, certamente, un contesto di relazione tra medico e paziente con valutazioni caso per caso ma è fondamentale riconoscere il potere ad ogni donna di decidere della propria vita aiutandola e supportandola nella decisione e nel percorso con un aiuto che sia primariamente umano.


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