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Tra finanziamento pubblico, norme e sobrietà

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Dal sito di Sinistra Ecologia Libertà nazionale riprendiamo questo interessante articolo di Sergio Boccadutri, tesoriere di Sel.


Il finanziamento pubblico della politica è necessario. Parto da qui. Come sono necessarie e urgenti norme che impongano a chi riceve soldi pubblici trasparenza assoluta, limitazioni e responsabilità. E soprattutto sobrietà, come quella che noi di Sinistra Ecologia Libertà imponiamo a noi stessi e di cui parlerò più avanti. Stefano Rodotà, in un articolo uscito su  Repubblica.it, ha  spiegato il motivo  in modo semplice e lucido:

Ma una politica tutta affidata solo al contributo dei privati è fatalmente destinata alla dipendenza del potere economico, alla creazione di diseguaglianze. Questo tema è stato affrontato mille volte, ed è all’origine delle discipline sul finanziamento pubblico esistenti quasi ovunque, accompagnate però anche da limiti severi alle spese elettorali”.

Su questo punto, però, ritengo sia doveroso entrare ulteriormente nel merito.

Luigi Zingales, economista che certo non sta nel campo di chi ritiene che il liberismo sia un modello economico da superare, sulle colonne del Sole24Ore, ha scritto un editoriale nel quale, dopo alcune condivisibili valutazioni sulla “qualità” della politica, scrive – riporto testualmente –“…il finanziamento della politica non può venire lasciato interamente al mercato”. Per poi continuare “…se Bill Gates decide di finanziare massicciamente un candidato, aumentandone la probabilità di vittoria, questo influisce sulla nostra libertà di scelta” e prima di terminare con una proposta da approfondire (vi raccomando la lettura dell’articolo davvero interessante), esplicita senza giri di parole “C’è la necessità di regole e c’è la necessità di un contributo pubblico”.

Si ribadisce la necessità di regole, quindi, e, parallelamente, la necessità che lo Stato finanzi – entro certi limiti – la politica. Quale “prova a contrario” di questo ragionamento prendiamo quel che è accaduto il 21 gennaio 2010 negli Usa, quando la Corte Suprema ha cancellato una norma del 1907 che vietava alle corporation e ai sindacati americani di finanziare le campagne mediatiche dei candidati, sfondando i margini, quindi, non solo ad un mare di finanziamenti privati che condizioneranno le decisioni politiche sulla base di interessi di pochi e non di molti (tanto che Barack Obama commentò la decisione con parole pesanti: “una grande vittoria per le compagnie petrolifere, le banche di Wall Street, le compagnie assicurative e altre potenti lobby che ogni giorno cercano di soffocare la voce degli americani comuni”), ma che scatena soprattutto un aumento delle spese per la campagna elettorale che supererà facilmente le cifre già mirabolanti che i candidati spendono per ogni elezione.

E come molti hanno sostenuto, se una persona è disposta a spendere per una campagna elettorale dieci volte la cifra dell’indennità prevista per la carica, significa che un problema c’è.

La stampa ha su questo dibattito un ruolo di primo piano sull’opinione pubblica, al di là delle inchieste, sulle quali il diritto di cronaca va sempre salvaguardato, col solo limite del rispetto della dignità personale.

Probabilmente l’assenza di autoregolamentazione da parte di alcuni partiti e di opacità della loro gestione ha contribuito a delegittimare il sistema del finanziamento ai partiti e della politica stessa per traslazione, ma non è corretto assecondare chi dice che “tutti i partiti rubano”, come è altrettanto scorretto chi, scrivendo della politica, usa un tono per cui il dato della truffa è ontologico dei partiti. Ci sono partiti nei quali la discussione sui bilanci è seria, approfondita e trasparente. Ci sono regole che vanno e sono rispettate, e quando non lo sono, è giusto che intervenga la magistratura, esattamente come per qualunque violazione di legge. Dire che “i partiti possono agire senza rendere conto a nessuno” è una sciocchezza. Dirlo significa prendere in giro i cittadini, far passare, con dolo, un’idea della gestione di un partito politico totalmente falsata. Ma è fare un torto, se possibile ancor più grave, anche nei confronti di quegli iscritti e militanti – cittadini anche loro – che ogni giorno, e sono ancora tanti, spendono il loro tempo libero e si impegnano – senza alcun rimborso spese e spesso rimettendoci anche del proprio – nel costruire iniziative per diffondere le idee e le proposte. Se queste falsità sono dette da un politico, ciò qualifica la sua pessima idea della democrazia, se le scrive un giornalista è anche più grave per l’impatto che ha sull’opinione pubblica.

Infatti alcuni giornalisti hanno scritto e rappresentato la realtà non tanto guardando a dati di fatto, ma prendendo parte al dibattito fino a diventare dei “professionisti dell’anticasta”.

Un esempio su tutti è il modo in cui è stata rappresentata la comparazione coi paesi europei.

Negli ultimi giorni Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, servizi giornalistici televisivi – ad esempio Matrix l’altra sera – hanno rappresentato la comparazione in modo parziale, tale da indurre il lettore/spettatore in un errore di valutazione della realtà attuale.

Per l’Italia è sempre riportato in tutti i casi il dato di rimborsi elettorali del 2010 pari a euro 285.008.221,99 che tiene conto di una norma abrogata definitivamente, quella della prosecuzione dei rimborsi anche in caso di interruzione anticipata della legislatura.

Non si capisce perché nessuna delle suddette testate, che hanno redazioni e collaboratori a disposizione, si sia presa la briga di andare a verificare i dati del 2011, disponibili da diversi mesi in Gazzetta Ufficiale (1 e 2).

E allora sarebbe stato forse utile riportare anche, sottolineo anche e non solamente, il dato del rateo 2011 relativo a tutte le competizioni elettorali che è di euro 179.889.149,32.

Inoltre gli stessi giornali omettono di riportare che nella comparazione con altri Paesi, ci sono soldi pubblici destinati alle fondazioni collegate ai partiti. Per chi avesse voglia di approfondire consiglio di leggere questo documento del Servizio Biblioteca – Ufficio Legislazione straniera della Camera dei Deputati. Si scoprirebbe che la spesa pro capite dei contributi pubblici alla politica è la seguente:

GERMANIA ITALIA SPAGNA FRANCIA
€ 5,64 per abitante € 2,97 per abitante € 2,84 per abitante € 2,46 per abitante

Invece di agitare i soldi pubblici alla politica in quando “scandalo” sarebbe stato più utile discutere serenamente delle regole – necessarie – per assicurare che i fondi siano destinati appunto alla politica e non ad affari privati.

Ciò che guasta al ruolo dei media, sono certi titoli e certe semplificazioni.

Repubblica.it qualche giorno fa titolava “Rimborsi elettorali, due miliardi ai partiti Come la copertura della riforma del lavoro” e il direttore del Corriere della Sera, intervenendo ad Agorà, difendendo la necessità di un finanziamento pubblico della politica, ribadiva però che il cosiddetto cashflow (le disponibilità liquide) sono eccessive a fronte delle difficoltà che hanno gli imprenditori, ad esempio, ad ottenere i loro crediti dalla Pubblica Amministrazione. Ma purtroppo l’esempio non è dei migliori perché il cashflow non vuol dire nulla, infatti non corrisponde affatto ad un avanzo di bilancio!

Se tutto questo suscita scandalo ai giornalisti, non si capisce il motivo per cui gli stessi giornalisti non abbiano pensato bene per anni di chiedere con la stessa solerzia ai loro editori di restituire le milionate di euro – risparmiate a carico dello Stato – che hanno consentito non solo di pareggiare bilanci, ma produrre profitti e distribuire dividendi.

Sto parlando di una norma “sospesa” dalla fine del 2010 e fino a fine 2012, relativa ai contributi indiretti all’editoria che hanno permesso importanti anche agevolazioni postali per gli abbonamenti, con un pari esborso da parte dello Stato alle Poste a compensazione della differenza con la tariffa ordinaria.

Cioè per dirla tutta il buco tra la tariffa agevolata di un abbonamento e il suo costo reale è stato per lungo tempo addossato a tutti i contribuenti e non all’abbonato. E a proposito di trasparenza trovare i dati anno per anno è un’impresa impossibile, mentre l’unico elemento di pubblicità richiesto è una dicitura (piccolissima) sotto la testata con il riferimento di legge dopo le parole “spedizione abb. postale”.

Il dato del 2005 lo conosciamo con certezza perché riportato da un’indagine conoscitiva dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, si tratta di una somma pari a 174 milioni di euro!

Ecco quanto hanno preso alcuni di queste società editoriali iscritte al ROC (Registro degli operatori di comunicazione):

IL SOLE 24 ORE S.p.A. 17.822.223

R.C.S. QUOTIDIANI S.p.A. 13.763.592

ARNOLDO MONDADORI EDITORE S.p.A. 18.877.876

il GRUPPO EDITORIALE L’ESPRESSO S.p.A. 4.689.442

Qui trovate il documento dell’indagine conoscitiva dell’AGCM:

Sul Corsera Sergio Rizzo conclude un suo articolo su questo argomento, rivolgendosi ai “politici di turno”: “Se ne facciano una ragione: discutiamo di cose serie, non di favole”.

Di certo non sono favole, ma milioni di euro quelli che hanno risparmiato a carico dello Stato le società editoriali nel 2005 così come negli anni successivi. Su questi Rizzo non dice nulla. Inoltre nel suo articolo si dicono due cose molto importanti:

che nel 2011 Rcs quotidiani ha beneficiato di agevolazioni sulle tariffe telefoniche e di un credito di imposta sugli acquisti di carta pari a 2.839.000 euro. Non proprio bruscolini.

E poi rispetto alle agevolazioni postali che nel 2010 spedire una copia del Corriere costava 24 centesimi contro i 57 della tariffa piena. Mentre oggi il prezzo è salito a 41 centesimi. Inoltre aggiunge che “non c’è libertà di scelta: il servizio è tuttora sostanzialmente in monopolio gestito da Poste Italiane”.

Chi copre la differenza tra i 41 centesimi attuali di costo e i 57 della tariffa piena? E soprattutto non è proprio vero che il regime postale è in monopolio alle Poste Italiane, infatti si tratta di un settore liberalizzato, quindi se un editore volesse rinunciare alla compensazione potrebbe rivolgersi ad un altro operatore postale.

Detto questo, perché lo Stato per anni ha ritenuto di finanziare con denaro pubblico – e dentro certi limiti e criteri – le attività editoriali? Perché, giustamente, bisogna tutelare la libertà di stampa. Io non mi scandalizzo per questo, non si capisce perché allora alcuni giornalisti si scandalizzino se lo Stato finanzia la politica – sempre dentro limiti e criteri – per evitare che la facciano soltanto i ricchi o magari gli evasori fiscali.

Queste cose noi le possiamo dire, perché noi proponiamo da tempo alcune proposte che qui sintetizzo:

- Pubblicità dei bilanci e dei rimborsi di ciascun partito anno per anno sul sito della Camera

- Controllo annuale da parte della Corte dei Conti, che può richiedere al partito chiarimenti e/o documentazione.

- Sanzione amministrativa pecuniaria da valersi sui rimborsi da erogare, nel caso il partito abbia cessato di percepire il rimborso elettorale, la sanzione pecuniaria viene applicata al tesoriere, qualora le irregolarità siano state commesse con dolo.

- Pubblicità delle erogazioni da privati pari o superiori a 5 mila euro.

- Limiti per utilizzo dei rimborsi elettorali, non utilizzabili mai in nessun caso per investimenti finanziari o immobiliari, neanche per comprarsi la sede! Limiti per le spese personale e gestione ordinaria.

Tetti e controlli per le spese di ogni campagna elettorale, e relative sanzioni fino a decadenza dell’incarico.

Sinistra Ecologia Libertà ha sempre pubblicato i suoi bilanci, e gli unici rimborsi elettorali che prende sono quelli relativi alle regionali del 2010, non ha mai avuto quindi un euro da quella norma (ora abrogata) che consentiva la proroga dei rimborsi ad interruzione anticipata della legislatura.

Inoltre Sel, nonostante il milione di voti ottenuti alle Europee del 2009, prende zero euro per quelle elezioni, perché lo sbarramento, oltre ad agire sulla rappresentanza, ha agito anche sul rimborso elettorale. Attenzione: quei soldi non è che lo Stato li abbia risparmiati, se li sono spartiti le liste che hanno superato lo sbarramento del 4%.

Sel non fa certificare i bilanci da una società di revisione, semplicemente perché a fronte di un rimborso di 763mila euro ci costerebbe troppo, e noi quei soldi li vogliamo usare per fare politica. Non solo, ritengo che una società, certamente seria e indipendente, potrebbe non essere “terza” in quanto nominata (e pagata) del partito medesimo, e che, operando  soltanto dei controlli “a campione”, non garantisca quella trasparenza che per noi è un elemento fondamentale. Ovviamente – qualora una di codeste società certificate dalla Consob – volesse farlo “gratis et amore Dei” non ci opporremmo, anzi. La nostra documentazione è a disposizione.

Sel non vive di solo finanziamento pubblico, ma anche delle sottoscrizioni di migliaia tra iscritti e sostenitori che nel 2011 hanno versato circa 700mila euro. Anche, ma non solo, per questo, l’attività politica di Sel è sobria, punta al coinvolgimento e al sostegno dei cittadini alle sue campagne e alle sue proposte.

Infine, penso sia doveroso spendere una parola sull’entità dei rimborsi, che a regime nel 2012 saranno di 140 milioni di euro l’anno (la metà dei 285milioni del 2010).

Anche questo è un punto agitato in modo improprio. Tornando alla tabella comparativa con Germania, Francia e Spagna si evince come i soldi per la politica siano superiori ai costi delle campagne elettorali anche a livello europeo, o perlomeno nei paesi politicamente più simili al nostro.

Pensare di ridurre i finanziamenti esclusivamente alle spese elettorali significa dire che un partito è un “comitato elettorale”. Ed è forse quello l’obiettivo cui si mira in questo momento. Oltre alle elezioni amministrative, per le quali non è previsto alcun rimborso, un partito svolge attività su tutto il territorio nazionale ogni giorno, anche – guarda caso – nell’intervallo tra una campagna elettorale e un’altra.

Sinistra Ecologia Libertà ha le carte in regola, dalla trasparenza e dal pieno utilizzo di tutte le risorse ricevute fino all’ultimo euro a sostegno della sua iniziativa politica. Noi, a differenza di chi – anche in modo populista – agita la bandiera del taglio dei finanziamenti pubblici, non abbiamo acquistato sedi e non abbiamo investito un euro del rimborso elettorale in titoli pubblici.

Sel non ha alcuna difficoltà a discutere nel merito ogni proposta anche con una rimodulazione complessiva dell’intervento pubblico a sostegno dell’attività politica. Noi vogliamo una politica pulita, e una politica è pulita se è sobria. Perché la politica non è un mestiere, né soprattutto un modo per arricchirsi personalmente.

Ma una politica può essere pulita solo se tutti sono nelle condizioni di potervi accedere, assicurando ad esempio che lo Stato copra le spese di alcuni servizi, o ancora collegando il finanziamento pubblico di un partito alla sua capacità di raccogliere donazioni dai cittadini, come propone Zingales nell’articolo che ho citato .

Il finanziamento della politica è un nodo centrale della partecipazione democratica, e solo discutendone in modo serio e costruttivo si potrà dare finalmente applicazione all’art. 49 della Costituzione: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Sergio Boccadutri

Lutto di Sel e di tutta la sinistra genovese: Bruno Delpino ci ha lasciati

bruno DelpinoE’ con sincero e profondissimo dolore che vi diciamo che è mancato, dopo una lunga sofferenza, il compagno Bruno Delpino.
Nato a Genova nel gennaio del 1945, dipendente delle ferrovie, Bruno – figura ben nota e stimata a Sestri Ponente – aveva militato per molti anni nel PCI e poi nel PDS e nella sinistra DS, ricoprendo anche l’incarico di consigliere provinciale e comunale.
Eletto in Comune nel 2007 nei Comunisti Italiani, aveva aderito a un’idea di sinistra unita che si era concretizzata con la scelta dell’Arcobaleno e aveva successivamente contribuito a far nascere l’Associazione per la Sinistra, diventando uno dei fondatori di Sinistra Ecologia Libertà a Genova, di cui è stato Capogruppo in Consiglio Comunale; ruolo in cui ha svolto con serietà e impegno un’importante e instancabile attività.
Un’intelligenza viva e una curiosità mai sopita che l’aveva portato solo pochissimi anni fa a laurearsi in storia – la sua grande passione – sancendo così una cultura vera che negli anni aveva coltivato e accresciuto; un entusiasmo e una carica da ragazzino; la battuta, anche salace, sempre pronta. Questa l’idea che Bruno ci lascia di sé, oltre a un grande vuoto.
Il vuoto che può lasciare una persona calda, sempre disponibile a “esserci” e a mettersi in gioco, a essere punto di riferimento.
I suoi funerali si svolgeranno domani, mercoledì 18, alle 10 in piazza Baracca, nella sua Sestri.
Sappiamo che saremo in tanti a volergli dare un ultimo saluto.
Ciao Bruno, ci mancherai.

Sel: un’altra manovra è possibile. Le nostre proposte.

Sul sito nazionale di Sel potete trovare le nostre proposte per un’altra manovra è possibile e per le pensioni, per una maggiore equità e una giusta crescita.

24 novembre in piazza: Difendiamo il sociale

Appello per la difesa del welfare.

Noi, cittadini e cittadine intendiamo sostenere la lotta in difesa dei servizi sociali e rivolgiamo un appello alle istituzioni liguri affinché non si operino altri tagli e siano tutelati tutti i lavoratori del settore.

Le mobilitazioni sociali in difesa del welfare stanno per fortuna crescendo anche in Liguria. Il Forum del Terzo settore ha indetto una mobilitazione rivolta a tutti/e per il 24 Novembre 2011 in Piazza De Ferrari, Genova.

Il sociale è oggi aggredito da tagli indiscriminati e da politiche di rigore che pesano sempre sulle spalle degli stessi. Il welfare rischia di scomparire. Siamo infatti in presenza di una emergenza invisibile che minaccia di abbattersi a breve su tutti i cittadini, travolgendo da subito i più deboli.

Di questo passo, si aprirebbe entro pochi mesi una voragine occupazionale. Solo in Liguria centinaia di lavoratori qualificati impiegati nella cooperazione e nel Terzo settore rischierebbero il posto, senza nemmeno la garanzia degli ammortizzatori sociali.

Tale scenario va in ogni modo scongiurato. I servizi sociali, ancor più in tempi di crisi, vanno assolutamente tutelati. Questa volta devono essere altri a pagare.

per aderire
difendiamoilsociale@gmail.com

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Le tre facce della medaglia – Titti Di Salvo

La faccia della medaglia n. 1: la gioia

E’ veramente un sollievo non avere più un Presidente del Consiglio che durante i funerali delle donne morte a Barletta il 3 ottobre annuncia la nascita del nuovo partito “Forza gnocca”o che mentre Genova affoga, riunisce il proprio cerchio magico per salvare se stesso.

Che mentre escono i dati Istat sulle nuove povertà parla dei ristoranti pieni e dell’Italia che va.

Che fa le corna nella foto di gruppo dei premier europei.

E si potrebbe continuare all’infinito.

Il governo Berlusconi aveva consumato il suo tempo perché tante donne e tanti uomini avevano squarciato il velo del re nudo, del satrapo in conflitto di interessi, del governo populista e ingiusto. L’avevano fatto in tutti i modi consentiti dalla democrazia, ormai da più di un anno: con le piazze piene, con le parole, con i cortei, con l’ironia e la satira, con il buon senso, con la determinazione delle proposte.

Certo i mercati hanno accelerato il crollo, ma sarebbe veramente sbagliato oscurare la grande riscossa civica dell’Italia, la domanda di cambiamento, di discontinuità etica, politica ed economica che conteneva e che contiene. Non è un caso che Giuliano Ferrara e con lui altri direttori di giornali brandiscano la bandiera delle regole democratiche contro la finanza. E’ quella riscossa civica che vogliono oscurare, dicendo una cosa vera, il primato della finanza, conseguenza del credo liberista di cui peraltro sono gli alfieri e cancellando le altre verità, in primo luogo quella della crisi dell’Italia politica ed economica che il governo Berlusconi ha in parte provocato e in parte ingigantito.

Le donne e gli uomini italiani dunque hanno loro, soprattutto loro, svelato quello che c’era dietro l’immagine patinata di un governo misogino, iniquo, populista.

 

La faccia della medaglia n. 2: tecnici e politici

Il governo di emergenza nazionale che probabilmente nel giro di qualche giorno nascerà, presieduto da un “tecnico” di alto livello e prestigio, dicono i sondaggi, incontri il favore del 71 per cento degli italiani. Al di là dei sondaggi si percepisce un diffuso senso comune sulla necessità di un ancoraggio solido e immediato a cui legare il Paese per evitare che sia travolto dalla speculazione: un ancoraggio che si dice non sarebbe garantito dalle elezioni, per più ragioni. Intanto per una questione di tempi.

Ma anche per il giudizio severo sulla classe dirigente politica, inversamente proporzionale al prestigio di cui gode il Presidente della Repubblica.

E non c’è dubbio che la crisi di autorevolezza dei partiti -conseguenza della loro crisi di rappresentanza – in questa fase così drammatica emerga con una nettezza inedita.

Ma il governo d’emergenza in realtà non è un governo tecnico e non è neppure un governo di unità nazionale. Ha ragione chi lo dice, cioè il segretario del Partito Democratico. Eppure verrà utilizzata l’emergenza, che c’è, per provare ad archiviare non la politica e i partiti, ma ipotesi politiche di alleanza e visioni dell’Italia alternative tra di loro. A destra come a sinistra.

Lo si potrebbe fare in molti modi, per esempio: cambiando il segno del governo Monti da governo di emergenza a governo che traduce in italiano la lettera della BCE.

La faccia della medaglia n. 3: quale Europa

Un governo d’emergenza per fare quali scelte ?

Per rispondere a questa domanda non ci si può limitare a dire che le scelte possibili sono state sottratte dall’Europa all’Italia in virtù della inanità del governo italiano.

La prima considerazione, al contrario, è il giudizio sulla direzione di marcia indicata nei 39 punti di Bruxelles: non corrispondono certo alla visione del “modello sociale europeo”, arrivano da un’Europa in cui prevalgono governi di destra e in cui quel modello sociale europeo, quello distintivo citato per contrapposizione al modello americano, è ormai archiviato. Ma l’unica voce di dimensione europea che ha proposto vie diverse è stata la Confederazione europea dei sindacati (eurobonds, rivisitazione ruolo Bce, ecc al posto della riduzione dei salari pubblici, riduzione politiche pubbliche, ecc…).

E’ mancata cioè una visione e una proposta unitaria dei partiti europei di sinistra e progressisti di fronte alla crisi dell’Occidente: perché il problema non è l’Europa ma quale Europa e la soluzione non è il ritorno ai confini nazionali, ma la costruzione dell’Europa politica, cosa proprio diversa dalla versione bilaterale franco tedesca, molto discutibile in sé e per gli effetti che produce(Grecia).

L’assenza di questa visione è un grande problema, per l’oggi e per il futuro.

La seconda considerazione non potrà che essere legata al giudizio sul programma del governo: ma da ora possiamo dire che non c’è un solo modo per avviare il risanamento del debito pubblico, ne un solo modo per avviare il cambiamento del sistema produttivo. Si tratta di fare scelte. Per questo un governo d’emergenza esaurisce la sua funzione con l’emergenza.

 

La nostra faccia

In una situazione tra le più difficili per il paese SEL ha preso la strada giusta: non era facile.

Non era facile trovare la via per non sottrarsi alla chiamata rivolta a tutti dal Presidente della Repubblica e, contemporaneamente, mantenere responsabilità verso un’altra domanda, quella di cambiamento, di discontinuità che ha attraversato il Paese e che va fatta pesare sulle scelte della ricostruzione dell’Italia: patrimoniale, lotta all’evasione, tassazione delle rendite, cioè redistribuzione della ricchezza, futuro per un’intera generazione, cioè lotta alla precarietà, libertà autonomia delle donne, cioè un altro paese;valore del lavoro cioè un altro modello produttivo, messa in sicurezza del territorio e dell’ambiente cioè riconversione ecologica dell’economia.

Abbiamo perciò detto un governo di scopo nell’emergenza e poi le elezioni.

Non l’abbiamo detto solo noi.

Bisogna ringraziare la Cgil per aver tenuto limpidamente questa posizione in rappresentanza di lavoratrici e lavoratori che da soli fin’ora hanno pagato e pagano il prezzo della crisi, perdendo il lavoro, perdendo diritti, grazie ad  una mitragliata di provvedimenti che dal 2008 a oggi sono stati gli unici presi e offerti alle imprese al posto delle scelte di politica industriale, politica energetica ricerca, innovazione ecc…

Il sentiero rimane strettissimo, tanto più difficile per chi come noi è fuori dal Parlamento ma sente su di sé la responsabilità di rappresentare per molti speranza di cambiamento dell’Italia e delle loro vite.

E’ questa tensione che non dobbiamo allentare mentre continuiamo a macinare idee per cambiare l’Italia, insieme ad altri: il cantiere del Nuovo Ulivo non chiude per ferie, potrebbe solo rompersi sotto i colpi di scelte sbagliate, condivise dal Parlamento, come sarebbero, lo dico per paradosso, i licenziamenti facili invece della patrimoniale.

Ma che quel cantiere sia un bene prezioso per l’Italia lo sanno in tanti.

 

Roma, 14 Novembre 2011